RILASSATI… SEI A
MONTALBANO - Mori Tn Italy
- cell. 335.5685262 - email:
santuariomori@torbol.it
le particolarità di Montalbano
e dintorni
Montalbano: luogo di pellegrinaggio… ma non solo
A 15 minuti dal Lago di Garda.
Arrivati a Rovereto Sud da Verona o dal Brennero si prende la direzione per il Lago di Garda e
arrivati a Mori sulla destra si può vedere a metà montagna, il Santuario di Montalbano che con il suo grande orologio domina la
vallata.
Arrivati
al Santuario di Montalbano dopo una piacevole
passeggiata di 10 minuti, arrivati in cima alla scalinata, troviamo
adiacente il Santuario il pozzo ancora funzionante, il grande Tiglio secolare e
i fiori presenti in tutte le stagioni. Dopo una visita al Santuario e aver
letto la storia che troverai appesa ad un quadro all’interno, dietro la porta,
puoi rilassarti con una vista panoramica su Mori e sulla valle dell’Adige. Sopra il Santuario troverai una grande pineta, ampi
prati per giocare con la famiglia o prendere il sole, grandi sassi anche per
arrampicare che sono caratteristici di tutta la zona ma soprattutto pace e
tranquillità interrotti
solamente dai dolci rintocchi delle campane del Santuario.
Imbraco e corda sui sassi più alti che offrono
vie di varie difficoltà. Scarpette e magnesite sui massi più
piccoli con un circuito di boulder con passaggi
facili ed estremi. Attrezzi per il riscaldamento e
panchine per il ristoro; parco ideale per chi inizia ... ottimo per i più
esperti. La ricerca dei giusto movimento e dei
concatenamento finale diventano subito un'attrazione a cui è difficile
sottrarsi.
Ferrata di Montalbano:
Salendo
per il sentiero, dopo 2 minuti, parte la ferrata “Ottorino Marangoni” che
richiama ogni giorno decine di turisti tedeschi e italiani.
A
Montalbano si possono vedere, su prenotazione, contattando
il gruppo Albora (www.albora.org), il “bus del Barbaza”, il “dos de la Mota”, il
“Pè del diaol” e molti
altri luoghi incantati e magici che ricordano storie di streghe, orchi e
diavoli. Si possono anche ammirare i resti del castello che dominava la borgata
di Mori fino al XV°. Inoltre si possono riconoscere i
segni del passaggio delle due grandi guerre.
E’
zona di passeggiate fra i boschi, soleggiata tutto l’anno e
ottima per passare una giornata con tutta la famiglia.
Mori Turistica:
LA CITTÀ DI MORI
Pur non essendo
borgata schiettamente turistica, quella di Mori si giova di un discreto flusso
di transito, sul quale ha avuto un certo sviluppo il commercio di prodotti
tipici.
Da Mori si sale infatti per i paesi alle falde del
Monte Altissimo, che hanno sviluppato un buon turismo, sia estivo che
invernale.
Attrattiva ormai internazionale è quella della Via Attrezzata di Monte Albano:
un impegnativo percorso su roccia, realizzato dalla locale S.A.T.
nel 1976 e attrezzato a dovere con 190 metri di funi metalliche e con pioli. Il
tracciato si sviluppa per quasi 500 metri e supera la parete rocciosa
sovrastante il Santuario di Montalbano. E' affiancato
da un più facile percorso attrezzato per il rientro.
I NOSTRI VALORI:
Mori ha valori che
la caratterizzano da sempre come il volontariato con le sue molteplici e
svariate associazioni (più di 70), l’artigianato e l’agricoltura improntata
sulla viticoltura.
LE STRUTTURE
Biblioteca; auditorium; teatro; campi sportivi;
impianto per atletica; tennis; tamburello; velodromo parabolico; basket; casa
di riposo.
FESTA DEL PATRONO
S. Stefano (Mori, 26.12); S. Antonio Abate
(Sano e Manzano, 17. 1); S. Agnese
(Tierno, 21.12); S. 40 Martiri (Molina, 10.3); Ss. Filippo e
Giacomo (Pannone, 3.5); S. Bernardino (Ravazzone, 20.5); Assunz. B. V. Maria (Mori Vecchio, 15.8); Ss. Felice e Fortunato (Valle S. Felice, 21.8, si festeggia
la 3. dom. di agosto); Natività B. V. Maria (Loppio, 8.9); S. Martino (Nomesino, 11. 11); Presentazione B. V. Maria
(Besagno, 2 1. 11).
FIERE, SAGRE, FESTE
Fiera di S. Biagio (3 febbraio); Carnevali di
Mori (febbraio);Sagra di S. Giuseppe (Montalbano, fine marzo); Festa di Primavera (ultima
domenica di aprile); Fiera di S. Marco (Tierno, 25
aprile); Fiera del 7 maggio, Mostra-mercato dei
prodotti ortofrutticoli di Gresta (settembre). Ganzega
di Autunno (ottobre); Festival Jazz (luglio).
MERCATI
Ogni giovedì in piazza Malfatti a Mori.
Storia e luoghi
geografici:
Mori,
e la Valle del Càmeras in genere, per la sua
particolare situazione geografica fu naturale via di
collegamento tra le regioni atesina e gardesana e quindi abitata e
frequentata già in epoca preistorica.
Notevoli stazioni preistoriche si
distribuiscono tutto attorno al centro abitato come a Castel
Corno sulle pendici nord orientali del Monte Giovo, alla Caverna del Colombo,
al castelliere di Monte Albano. Ritrovamenti che vanno dal neolitico all'età
del bronzo.
Profonda anche la romanizzazione,
che si sovrappose ad una radicata e secolare celtizzazione,
ancora riconoscibile nella toponomastica. Mori appare
per la prima volta documentatamente già nell'845. Nel
Medioevo la zona fu soggetta ai Castelbarco di Monte
Albano. Quindi fu occupata dai Veneziani nel 1439,
quando già dal 1411 Brentonico, Ala, Avio e poi la stessa Rovereto, erano stati ceduti nelle
loro mani. Diventò così uno dei Quattro Vicariati, zone così dette dai vicari
che vi amministravano la giustizia. Questa entità secolare, retta da statuti,
armonizzò l'unità socio-economica della regione. La
sua soppressione, nel 1810, comportò l'istituzione di un giudice di pace anche
a Mori, che poi divenne sede di giudizio distrettuale fino al
1923.Religiosamente, economicamente e politicamente Mori rappresentò il centro
di convergenza di Brentonico e della Valle di Gresta.
Questo suo ruolo le apportò un certo benessere, evidenziato dal fiorire di imprese artigianali e commerciali. Màsere
dei tabacchi (essiccatoi), filande, la viticoltura con le relative lavorazioni,
la commercializzazione dei marmi estratti a Castione, sono tutte attività che fiorirono a Mori a
partire dal XVIII secolo. Nel 1891 venne inaugurata la
ferrovia Mori-Arco-Riva. Essa diede un forte impulso
alle attività economiche di Mori, quindi alla commercializzazione
dei prodotti dell'attività agricola e artigianale.
Nel
nucleo antico sono svariati gli edifici settecenteschi (palazzotto Delaiti, di fronte alla chiesa barocca dei 40Martiri). La chiesa di S. Stefano è un monumentale
edificio con alto campanile. Dal 1180, data in cui è ricordata, ha subito vari ampliarnenti e restauri. L'interno è a
una navata con volta dipinta nel 1890. L'altare maggiore, marmoreo, è dei Benedetti di Castione (1691 - 1761)
con statue di Domenico Molin da Wangen,
la pala di S. Stefano del pittore Giuseppe Antonio Poch
(realizzata nel 1822), quella di S. Caterina è dell'artista vicentino
Francesco Verla (1518). La chiesa della Confraternita del
Ss. Sacramento, risalente al 1708, sorge sul piazzale
di S. Stefano. L'aula è quadrangolare con statue in nicchia, la volta ovoidale
a stucchi e dipinti. La piazza è chiusa ad est dalle forme settecentesche di
Palazzo Salvadori. L'abitato è caratterizzato da edifici rustico-signorili, ravvisabili soprattutto nei
rioni Ghetto, Villanova, Làmbel
e in via Teatro. Quest'ultima in particolare per la
sua disposizione urbanistica merita una menzione.Il
nucleo più antico è Mori Vecchio, a Binde, in parte
costruito sui detriti di falda delle bastionate del Pipel,
caratterizzato dal campanile romanico sulla piazza concuspide
di cotto di Verona e bifore.
Sulla medesima piazza dà il settecentesco
Palazzo Salvotti, con portale stemmato.
Vi sono inoltre casa Dalrì, del '700,
rinnovata nel 1823; Casa Borghesi ed il complesso delle Case Bianchi, presso
piazza Ca' de l'Ora (il Convento) con elementi
medievali. loggiato del '700 e delle porte del '500.
Sul
Dos, verso le Seghe Utime (dinanzi a Marco), si trova
la chiesetta di S. Biagio,del XIII secolo. Fu
danneggiata dalle artiglierie italiane nel 1916 e nel 1944 ridotta a ruderi da
una bomba d'aereo. Resta il bel campanile romanico.
A sud di Mori Vecchio, su di un macigno di
frana, sono i ruderi di Castel Corno, del XII secolo,
che aveva pianta quadrangolare.
L’origine del nome “Mori”:
In un solenne placito tenuto a Trento il 26 febbraio dell'anno 845 fu discussa la causa promossa da Andelbergo, abate del monastero di S. Maria in Organo di Verona, contro alcuni uomini di Tierno, di Avio, di Mori e di Castione, che gli rifiutavano prestazioni di servitù.
Gli Scavini imperiali nella corte ducale di Trento definirono in quell'occasione i diritti del monastero di S. Maria ad Portam Organi di Verona verso alcune persone quasi tutte abitanti nei paesi situati nel nostro territorio. In particolare, dalla deposizione dei testimoni, risultò che gli imputati non erano servi, ma uomini liberi e solamente commendati, cioè messisi sotto tutela, all'abate e che per la protezione e difesa loro concessa erano obbligati a fare certi trasporti ed ambasciate.
La decisione fu che il monastero di S. Maria in Organo di Verona aveva dei diritti limitati alle cose, cioè ad avere certi servizi, e che questi diritti non si estendevano alle persone suddette.
E' in questo atto dell '845 che appare per la prima volta il nome di Mori: Murius , o meglio sono nominati Auscansus e Vitalis de Murrius. Nel 1180 troviamo documentati un Rambaldus Archipresbiter de Murio , nel 1220 ad galetam de Murio , ... ibi in Murio e nel 1234 de Murio , ... in plebatu de Murio .
In documenti posteriori appare anche la forma Morio, Moriensis, de Murio, Muriensis. Il nome esisteva quindi prima dell'introduzione del gelso ( Morus Alba ), del quale nella Vallagarina fu iniziata la coltura solo al principio del 1400.
Il Dalla Corte, che visse nella seconda metà del 1400, nella sua Istoria della Città di Verona scrisse che Mori anticamente era detta Terra di S. Mauro , da cui deriverebbe il nome di Mori.
Appare inaccettabile l'indicazione del Dalla Corte, che indica in Mori la presenza di un nucleo benedettino (nucleo che troviamo invece a S. Felice), nei primi secoli della nostra era (S. Mauro, morto nel 584, fu santificato nel secolo successivo). Come pure appare assai dubbia la notizia che S. Mauro sarebbe stato antico patrono e titolare della chiesa di Mori Superiore. Però è vero che non molto lontano da Mori c'è S. Colombano di Rovereto, come è pur vero che nella Savoia, vicino ad una località Colombano, ve ne è una chiamata Maurienne. Ma nulla ci fa supporre che il nostro paese fosse terra di S. Mauro , tanto più che il paese in quei tempi già esisteva: chi può inoltre asserire che la chiesa di Mori Vecchio sia stata dedicata a S. Mauro ? Qualche lontana memoria sarebbe rimasta certamente! Altra opinione è che il nome sia stato dato al paese (Maurus, Morius Morus, Mori) dalla terra, spesso oscura, talvolta nera (si pensi alla località Terra Nera). Per il Pilati è questa l'opinione più verosimile. A sostegno di questa ipotesi egli osservò che in moltissimi documenti si legge: Morio, de Morio, Moriensis invece di Murius, de Murio, Muriensis. Anche questa interpretazione, però non appare accettabile. Per Paolo Orsi il nome deriverebbe da Vicus Murius , per Murianus, dal gentilizio Murius: un nome, quindi, romano che richiama una gens Muria. Murii non sarebbe altro, quindi, che un genitivo possessivo, indicante il possesso di una gens Muria.
Assai strano è che, ad eccezione di P. Orsi, nessun studioso di toponomastica ha poi tentato di spiegarne il nome: probabilmente per le notevoli difficoltà che l'interpretazione offre.Potremmo osare dire che essendo il toponimo di incerta interpretazione, ad un basso latino mosa , che ha il significato di pantano . Il toponimo Mosa nel latino medievale, si riscontra nel territorio lombardo e nel bergamasco (ad esempio all'anno 999 Quinta pecia terrae que est mosa et canneto ). In Lombardia, infatti, non sono rari antichi nomi locali di tipo Mosa, Mosi (da cui il nostro Mori per rotacismo, cioè passaggio della s ad r ) per i quali si può premettere il significato di luogo paludoso. Con Mosi, ad esempio, sono indicate alcune paludi nella provincia di Lodi. È invece da escludere la spiegazione da Limosus , dovendosi in questo caso ammettere un'aferesi, di cui manca ogni traccia nelle forme documentarie e che dovrebbe essere anteriore alle più antiche documentaz¡oni del sec. X. Troviamo ancora nomi analoghi nel bresciano: Mosetta, Mosina, Mosnigo, Moso e nel Trentino-Alto Ad¡ge: Mosèri e alla Faida il cognome Mosèr, Mòser, Mooser, corrispondente a Dal Palu . Moos è maso in Passiria (a. 1283 ... domini Cunradi comitis de Mosiburch, sitis in Montanis ) ecc. Mori è casa a Nord di Botticino Sera, Morino è cognome bresciano, Moriago è abitato nel pavese e in quel di Treviso, Moriano a Brescia e a Pavia. Forse questi ultimi nomi riflettono l'ipotetico Maurianus, dal gentilizio latino Maurius. Personalmente penso che il nome sia più antico, forse prelatino, retico (probabilmente come Peri, Nomi, Fai e Aldeno).
Sappiamo che sulle vie dove si combatte la guerra retica (16-15 a. C.) sono
numerosi i nomi derivati da prediali romani: abbondano infatti a Riva,
Rovereto, Trento, Bolzano. Lungo queste strade i paesi
retici sarebbero stati distrutti dai Romani e gli
abitanti sarebbero stati uccisi: sulle rovine dei villaggi delle popolazioni retiche, i nuovi arrivati, i coloni latini, avrebbero
costruito i loro vici. Le zone, invece, appartate,
più remote o lontane dalle grandi vie di penetrazione (Val del Sarca e Valle dell'Adige), come ad esempio la Val di Ledro
e, da noi, la Val di Gresta e la zona di Mori nel tratto che va da Loppio a Lambel, sarebbero state
risparmiate. Ne è prova il fatto che nella
toponomastica di queste zone troviamo numerosi termini preromani.Il nome Mori è, quindi, da ritenersi per retico
(forse gallico): per la sua origine non è da escludere il prelatino
mur , cui si potrebbe congiungere anche l'antico
tedesco muhr e le voci gerrnaniche
moor (e moos) morast , che indicavano terreni acquitrinosi (anche il
medio alto tedesco mos - ted.
Moos - ha il valore di palude, pantano, luogo umido).
Il termine Mori, in antico, si estendeva solo all'abitato di Mori Vecchio, sede
originaria del paese; poi nel medioevo passò ad indicare tutta la borgata,
escluso Tierno: infatti nel
placito del 1845, Mori e Tierno sono nominati
separatamente. La zona di Mori Vecchio è sicuramente di antichissimo
insediamento.