RILASSATI… SEI A
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INTRODUZIONE:
Chiuse nella
proprietà che racchiude anche il Santuario, si possono osservare le ultime mura
del castello.
Aspetti
di cultura materiale da un inventario del XV secolo
Della fitta rete d’insediamenti fortificati
risalenti all’epoca medioevale, presenti nel territorio del Comune di Mori, Castel Albano rappresenta forse l’esempio più noto. Attualmente del castello non ci sono pervenuti che pochi
ruderi situati sul dosso che delimita a est l’ampio terrazzo sovrastante mori.
Considerando le parti della struttura attualmente
visibili ben difficilmente si riesce a ricostruire quale fosse l’aspetto
originale del complesso edilizio. Fino ad oggi il castello non è mai stato
oggetto di ricerche archeologiche volte ad indagare le fasi medioevali, quindi
anche i manufatti di cui attualmente disponiamo non ci
sono di grande aiuto, ne possediamo documentazioni iconografiche valide del
sito. Anche la maggior parte dei documenti che ci sono pervenuti relativamente alla vicissitudini storiche del castello,
riguardando soprattutto atti giuridici, sono molto poveri di notizie per quando
attiene agli aspetti materiali dello stesso e sulla vita che vi si conduceva.
Una particolare
classe di documenti giuridici esce invece da questi schemi; si tratta degli
inventari.
Essi venivano redatti in occasione delle successioni ereditarie
più importanti e si configurano come dei veri e propri elenchi, estremamente
precisi e dettagliati, di quanto era contenuto nei vari edifici signorili. La
loro affidabilità documentaria è elevata, infatti essi
erano messi in atto per conoscere il reale valore dei possedimenti oggetto
della successione. Disponiamo di inventari anche per
alcuni castelli del Trentino, tra cui quello di Albano.
Ottone di Castelbarco , signore del
castello, morì nel 1413 senza lasciare eredi diretti a per sua espressa volontà
i castelli di Albano e Nomensino passarono a
Guglielmo di Castelbarco, della linea di Lizzana. In seguito a ciò lo stesso esegue un inventario
dei beni a lui spettanti. Il documento è datato 16 agosto 1413. Concluso questo inventario gli incaricati procedettero a redigere
quello relativo al castello di Nomesino.
Il documento contiene
interessanti notizie per quando riguarda l’aspetto del castello. Essendo già
stato pubblicato più volte , ci limiteremo ad
estrapolare gli elementi più interessanti dal nostro punto di vista.
In esso
il castello è indicato come costruito «sulla pietra di Albano», munito di torre
ed edificato in muratura, con solai in legno e copertura in coppi. L’edificio
principale,addossato alla torre, era a due piani. Al
piano terreno si trovavano più stanze, tra cui una affrescata
per i forestieri, una con caminetto, un magazzino,una dispensa, un forno, una
cucina e una loggia che probabilmente si apriva sul cortile interno. Al di
sopra vi erano le camere per il feudatario. Abbiamo poi la cantina, la cantina
inferiore, il torchio e una piccola mola a mano, ospitati in un unico locale.Il granaio, la fucina, il fienile e le stalle con il relativo
letamaio sembrano collocati nel cortile interno.
Già da questi appunti
si può capire che gli edifici interni del maniero erano di discrete dimensioni
e che ospitavano anche i laboratori necessari per la vita di tutti i giorni.
Come spesso accade pare sorprendente che tutto ciò
fosse ospitato in spazi così ristretti, ma bisogna pensare all’impegno
finanziario necessario per erigere o allargare nuove mura, impegno che faceva
dì che lo spazio disponibile fosse sfruttato totalmente. Purtroppo di tutto
questo attualmente non è visibile nessuna traccia.
Per quanto riguarda
le pertinenze del castello sappiamo che vi erano tre
orti, un frutteto e alcune arnie per le api (nel medioevo l’unico dolcificante
diffuso era il miele).
Oltre alla
consistenza fisica degli edifici l’inventario è una preziosa fonte di informazioni sulla «cultura materiale» del tardo
medioevo. Per cultura materiale si intende l’insieme
de conoscenze pratiche e gli aspetti di vita che contraddistinguevano
l’esistenza quotidiana del passato. Tutti aspetti che spesso sono solo sfiorati
dalle fonti storiche e che a volte sfuggono anche alla ricerca archeologica.
L’inventario elenca
minuziosamente il contenuto delle varie stanze. Nelle stalle vi erano due buoi,
quattro cavalli, un centinaio di oche e galline, morsi
e briglie (brene), «valige e cesti»
probabilmente per la soma e, in particolare molto interessante, anche alcuni
sparvieri da caccia.
Nel cortile vi
era un carro per la benna, un carro per
il trasporto delle persone, un aratro con vomere (gomexius),
il necessario per l’aggogatura, un torchio, un imbuto
e un orcio in pietra per l’olio. Abbiamo poi una lunga serie di recipienti per
vino, tra cui otri e barili in cuoio. Soprattutto questi ultimi sono molto
deperibili, tanto che non ci sono pervenuti che pochissimi esempi da contesti archeologici, quindi testimonianze documentarie
come questa assumono una particolare importanza nello studio dei manufatti.
Troviamo poi numerosi
strumenti di lavoro.
Per la falegnameria
sono indicate, oltre a mazze, accette e tenaglie anche pialle (scaiarolle), pisolini (plone), succhielli (foradori). Nell’inventario delle stanze non compare
un ‘officina, però il castello possedeva
l’attrezzatura necessaria al lavoro di fabbro, tra cui anche alcuni mantici,
per cui si può supporre anche l’esistenza di una forgia. Vi erano inoltre
strumenti per l’edilizia e anche per la fabbricazione di calzature, come alcune
forme per scarpe (subtilares).
Naturalmente sono
indicati anche numerosi attrezzi agricoli.
L’inventario comprende
anche un lungo elenco degli oggetti di pertinenza dei
signori di Castelbarco. Il guardaroba del signore era
composto da giubbe, camicie, tuniche e mantelli,
spesso ornati di pelliccia o seta. Vi erano poi cappelli di lana o paglia e
cappucci colorati. Come calzature stivali di cuoio. Sono inventariati anche gli
asciugamani (capitergia).
Il guardaroba della
vedova, Orsola di Castelbarco, era custodito in tre
cassoni dipinti. Nell’alto medioevo casse e bauli erano spesso gli unici arredi
delle stanze, nel XV secolo la situazione cambia,
infatti a Castel Albano troviamo anche numerose
panche, tavole e due grossi armadi. Nel castello vi erano almeno sei letti
grandi e altri quattro piccoli, forse muniti di ruote. I letti più grandi erano
riparati da cortine, avevano cuscini ed erano muniti anche dagli antenati degli
attuali «copriletti» (covertoria). Ciò non
significa che il castello potesse ospitare solo 10
persone. In realtà il letto era un lusso concesso a pochi, i
più dormivano su pagliericci o direttamente sulle panche. Catalogate
pure suppellettili da tavola, anche in virtù del loro discreto valore
commerciale, infatti troviamo bottiglie e bicchieri di
vetro (angestari e ciati),
che non erano molto diffusi. Molte altre suppellettili erano di stagno o peltro,
tra cui anche i contenitori per il sale (salaroli).
Interessante è anche
la menzione di alcuni scrigni che contenevano
l’archivio del castello e i documenti amministrativi.
Lungo l’elenco degli
attrezzi da cucina; ci limiteremo a citare i più particolari, ocme le grattugie (gratacaxole),
tortiere (fogolaria a torta),
mestoli di legno (choelearia lignea),
taglieri (incissoris), oltre a tutto l’attrezzatura pertinente al caminetto.
Dal punto di vista
più strettamente finanziario troviamo inventariati una borsa con monete d’oro e
d’argento, verghe di argento fuso, e targhette, sempre
d’argento, destinate all’abbellimento delle vesti. Tra gli oggetti di valore si
possono anche enumerare anche parte dei monili di Orsola
di Castelbarco e una piccola icona sacra, con
relativo lume e secchiello (calcedrellus) per
l’acqua santa. Curiosamente troviamo inventariato un piccolo orologio con
campanella, relegato nel portico del castello. Numerose poi le armi, sia
personali del signore che destinate alla difesa comune. Le
prime una spada, una daga e alcune parti d’armatura. Molte parti
d’armatura sono indicate anche in stanze del castello, oltre a balestre con
vari sistemi di tensionatura e archi di corno, il
tutto con le relative frecce racchiuse in casse o faretre (casse de verettonis, carcassi ab arisis).
Come si può intuire
già da queste brevi note un inventario ci dà il vero e proprio spaccato della
vita quotidiana all’interno di un castello del XV
secolo e ci permette di avanzare alcune ipotesi.
Per prima cosa si può
intuire ,come accennato, che il castello era composto
da più edifici all’interno delle mura, alcuni presumibilmente di legno, come le
stalle, ma altri sicuramente in muratura. E’ possibile dedurre che attorno al
castello esistessero alcuni terreni coltivati di
pertinenza dello stesso, con alcuni orti e frutteti. Vi erano probabilmente
anche delle vigne,data la presenza di strumenti per la
vinificazione e di un torchio; in ogni caso è presumibile che nelle cantine del
castello, ben due, e nei magazzini fossero conservati anche i frutti di terreni
posti in altre zone. A tal proposito il carro con benna poteva essere usato per
il trasporto di derrate alimentari o di letame. Notevole la presenza di animale da cortile, che per le loro scarse esigenze
alimentari erano spesso allevati in epoca medioevale; sappiamo poi per la
presenza di buoi e dell’aratro con finimenti, strumento di importante interesse
economico. Nel documento sono anche citati un granaio e un fienile, che
evidentemente soddisfala alle esigenze della stalla ma che quelle
dell’abitazione, infatti spesso sui pavimenti era
cosparsa della paglia per isolare dal freddo o per pulire i medesimi.
Economicamente il
castello di Albano appare in discrete condizioni a
abbastanza fornito. In ogni caso appare chiaro come il castello tendesse
all’autosufficienza e che in esso le attività fossero
piuttosto diversificate. La presenza di numerosi strumenti per muratore fanno supporre che vi fosse una discreta attività di
manutenzione dell’edificio.
Il documento
analizzato consente di ricostruire per
sommi capi l’alimentazione dei residenti del castello, dove ben presenti
erano le carni e farinacei. Nel granaio troviamo farina di grano, semola, fave,
fagioli, piselli, frumento, miglio e segala, nella dispensa sono elencati pani
di segala e frumento, formaggi, sale, salcicce (cervelati),
lardo e spalle di maiale ma anche candele di cera e sego che
, di discreto valore, dovevano essere conservate in un luogo fresco.
Tutto ciò permette di
capire quanto la vita dei castelli fosse legata allo
sfruttamento del territorio, sia con l’agricoltura che con la cacciagione. Gli
scambi commerciali erano destinati ai prodotti irreperibili o di lusso, come i
vetri.
Questo inventario
contribuisce a fornirci un’immagine del medioevo forse distante dall’idea
astratta di un’era di cavalieri e dame, ma forse più
aderente alla realtà, che era quella, con le dovute eccezioni, di un’epoca in
cui i castelli erano piccoli centri di produzione e scambio, assimilabile forse
a grosse fattorie che ospitavano numerosi laboratori artigiani. Non bisogna comunque tralasciare la loro funzione strategica e militare,
si consideri solo le numerose armi presenti al castello. Infatti
nel 1440, 27 anni dopo la redazione di questo inventario, il castello fu
distrutto dalle truppe veneziane e già nel secolo successivo era ridotto ad una
semplice rovina anche grazie all’uso di sassi per la costruzione prima delle
case sottostanti e nel 1556 al Santuario adiacente.
Bibliografia massima
CHIUSOLE G. 1980? – Castelli lagarini della
destra dell’Adige, P.A.T.,
Trento
GEROLA G. 1906 – Inventario di un castello castrobarcense
del secolo XV, in Tridentum IX,4
Trento, pagg. 145-175
GORGERA. 1994 – I castelli del Trentino, vol. 4, Saturinia,
Trento, pagg. 153-155
T&T SERVICES – Fam. Torboli - Remit Santuario di Montalbano
2004